UNO SU MILLE CE LA FA

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di Paola  Tassinari                                                           Corrono sul campo da calcio con un paio di scarpe da tennis, qualcuno con le infradito. Hanno lasciato la loro terra in guerra, la loro casa, i loro cari e forse sono pure fuggiti per non subire torture, sono una parte di ragazzi, sono dei giovani migranti, zeppi d’energia e di speranza, arrivati su barche tremolanti e fatiscenti. Il dolore del distacco, la paura dell’ignoto è supportata e lenita da un sogno. L’Italia è vista da loro come la patria del calcio, forse pensano che sia facile diventare calciatori professionisti, ma come togliere a loro il sogno, i sogni non costano nulla e qualche volta si avverano. Magari non arriveranno alla serie A o alla B, ma ci sono dei “gettoni” anche per i calciatori delle innumerevoli serie dalla D fino alla Terza categoria. E’ molto bella la notizia sul mondo del calcio italiano, che offre opportunità a questi ragazzi, come ad Oristano, dove in una sola mattinata ne sono arrivati quasi in cento per le iscrizioni, ma comunque nessuna associazione di categoria nega un provino a loro, nessun razzismo di fronte a qualcuno che sa giocare la palla. In Italia, il calcio è di gran lunga lo sport più popolare e praticato, si inizia giocando nei campetti dell’oratorio o negli altri campi da gioco delle innumerevoli società calcistiche di tutte le città e pure anche nei paesi di tutt’Italia… quale maschietto non ha tirato un calcio al pallone? Il calcio è un vestito che cresce insieme a chi lo indossa, perché il bimbetto che tirava a calci nel cortile, a 80 anni seguirà le partite della sua squadra del cuore, con estrema gioia, ritenendosi egli stesso un capace allenatore. Ma perché piace questo calcio? Il calcio è corsa e correre è liberatorio, è all’aria aperta che stimola il senso di libertà. Ha regole e tecniche ma non troppo fisse. Ha tensione, è una simulazione di guerra e il goal sottolinea la vittoria, gli istinti di competizione si placano, gli avversari alla fine della partita si abbracciano. Vittoria effimera perché sovente dopo un goal vi è una risposta veloce con un contropiede e la squadra avversaria segna, tutto si rimette in gioco. Il calcio è gioia: un bel passaggio, una tecnica di triangolazione, ma anche dolore: un rigore sbagliato, un autogol. Alla fine il calcio è come la vita, si corre rispettando le regole, qualcuno simula, qualcuno ci mette il cuore, qualche altro l’esperienza. Infine, è molto difficile che una squadra inizi una partita convinta di essere battuta in partenza, perché il calcio, come la vita, è soggetto ad improvvisi colpi di scena, ad imprevisti dovuti alla fortuna. Mentre è impossibile che un mediocre nuotatore batta un campione di nuoto, nel calcio è possibile che un discreto calciatore, un attaccante di solito, se ha la fortuna di imbroccare il goal in partite importanti possa diventare campione del mondo… ehi ragazzi forza e coraggio che uno su mille ce la fa.

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