UNA POSSIBILE SVOLTA?

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                            di Paola Tassinari                                                   La lotta allo spreco di cibo è uno scontro di formiche contro un colosso senza volto. Un sistema agroalimentare con perdite lungo tutta la filiera, che nella sola Europa arriva a buttare 88 milioni di tonnellate di alimenti all’anno. L’Italia fa la sua parte, con 5 milioni. Anche se, da qualche mese, almeno recuperare alimenti da destinare a chi ne ha bisogno dovrebbe essere più facile. Lo scorso settembre è entrata in vigore la «legge Gadda» che ha l’obiettivo di ridurre il cibo buttato lungo la catena della produzione e della distribuzione, favorendo le donazioni.(rif. La Stampa) Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%. Il colosso senza volto è il consumismo, il quale deve aumentare sempre in maniera esponenziale, per reggere. Dobbiamo lavorare produrre e consumare, soprattutto CONSUMARE. Se non si consuma, non si può produrre e quindi neanche lavorare… ti pagano, ti danno il salario perchè tu lo spenda, anzi ti devi anche indebitare perchè il sistema economico consumistico possa oggi tenere. Il cibo che sprechiamo e buttiamo nei cassonetti lo abbiamo pagato, più cibo buttiamo, più lavoro ci sarà. I consumisti e i diseredati sono gli schiavi odierni, infelici per eccesso i primi, infelici per difetto i secondi. La lotta allo spreco è un altro business che convive con lo spreco. Giusto o sbagliato è così. Non sono sporchi e cattivi quelli che ci governano, hanno imboccato una strada e la percorrono sino alla fine, sino al baratro. Sono ignorante in Economia e Diritto, quello che scrivo sono solo mie opinioni, una chiacchierata tra amici. Non mi piace questo mondo di schiavi modaioli, frutto dell‘obsolescenza programmata o pianificata, già intravista da Karl Marx e già criticata nel periodo consumistico vittorioso, gli anni Cinquanta. Qualsiasi idea si stravolge quando si allontana nel tempo e nello spazio dal suo inizio, ma si può avere ancora fiducia perchè si può sempre cambiare. Serge Latouche, un economista e filosofo francese, ha definito l’obsolescenza pianificata uno dei tre «pilastri che sostengono la società dei consumi» insieme a pubblicità e credito. Latouche sostiene la decrescita felice, ovvero una economia per il soddisfacimento dei bisogni reali e non inventati delle persone. Un tipo di economia che io ho adottato inconsapevolmente anni fa e poi autoconsapevole ho continuato. Non getto mai cibo nel bidone, piuttosto lo mangio scaduto, ma non accade perchè la spesa la faccio con la lista e non a caso. Butto via pochissime cose, perchè qualcosa può sempre servire per aggiustarne altre. Ho tante scarpe e vestiti, mi dicono che sono elegante e charmant, ma so come comprare ai saldi e ho abiti e scarpe che risalgono alla mia giovinezza, che riadatto. Cerco di avere un mio modo-moda, criticabile forse, ma mio. Ho un’auto vecchia, me la tengo con piacere, inoltre uso quasi sempre la bici. Il mio messaggio artistico si ispira all’Arte Povera, si basa sul riutilizzo… per le tele, sono in grado di farle da me con tessuti e legni di recupero, come pure posso fabbricarmi i colori con le polveri e il vinavil, oppure uso i peggiori del mercato, cercando di renderli luminosi.  Sono certo che l’applauso più caloroso lo riceverai da una comune amica. Coraggio Paola avanti tutta ! il tuo Direttore, e di chi scrive per il Veliero.grazie ! fiorello paci    

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