Una bella storia…dimenticavo aver insegnato un mese alla “Carletta”

Una bella storia ritornata alla luce durante una riunione tra iscritti in un partito. Presentandoci il signore vicino a me mi ha chiesto se avessi insegnato a Rimini nelle elementari. Si ricordava di un insegnante con il mio nome : Fiorello Paci. Sono io ma non ho mai insegnato a Rimini: ho avuto il piacere di farlo in un Istituto salesiano in Toscana come professore di lettere nelle tre classi delle professionali. Per la licenza i ragazzi sostenevano  l’esame di stato al Cicognini di Prato.Un’ esperienza bellissima con il mondo del lavoro tra i banchi di scuola:una pista di lancio dalla scuola alla vita. Un successo didattico sul profilo di una scuola viva: una connessione con il meglio del sistema preventivo,Montessori,con uno sguardo all’Emile di Rousseau e don Milani,assai vicino al pensiero della maieutica socratica. Nelle elementari mai: invece rientrando a casa mi si è aperta una finestra sul passato appena arrivato a Rimini. Uno dei miei primi clienti un Direttore didattico molto apprensivo: ricordo che agli inizi dell’anno scolastico si era accentuato l’aspetto ansia. Mi ha confessato che era in gioco la sua promozione di Ispettore se non avesse garantito l’insegnamento su tutti i plessi scolastici dipendenti dalla sua direzione. Mi ha chiesto se conoscessi qualcuno: io avevo mia moglie, diplomata,  ma  doveva accudire i nostri figli.Quando gli  ho detto di aver insegnato lettere si è messo quasi in ginocchio pregandomi di aiutarlo. Così all’inizio dell’anno scolastico ho raggiunto il plesso scocolastico presentandomi alle altre  maestre con una lettera alla responsabile della scuola. L’insegnante nei miei confronti ha quasi avuto un gesto di compassione  affidandomi la classe: nessun maestro è riuscito a finire l’anno. Una è andata in depressione.Sono salito in cattedra e al più birichino ho chiesto se fosse un tifoso del Bologna. – No…io sono del Napoli- Anch’io: pensa che ho conosciuto Maradona. Gli altri bambini lo guardavano…e si meravigliavano che non avesse risposto. Si avvicina e mi dice : – ma lei è proprio bravo.- Tu mettiti di fianco alla cattedra: devi stare attento che mentre spiego ci sia silenzio- Ricordo di aver fatto un ora di italiano con un dettato che inventavo gurdandoli in faccia uno per uno. Un titolo ad hoc:” Quel giorno allo stadio.” I ragazzi erano incantati e le altre maestre più dei ragazzi: ogni tanto facevano capolino. Quando ci siamo salutati a fine orario hanno detto: a domani professore. Così per 20 giorni: nel frattempo avevo avvertito l’Ispettore che il mio compito era finito e non avrei potuto più continuare: ricordo quel mattino quando arrivai  con le caramelle e dissi. Non ho una bella notizia da darvi. Tra poco arriverà un bravissimo maestro, molto più bravo di me e voi dovete promettermi di essere bravi come lo siete stati con me. I “dannati ” piangevano come agnellini: un pò commosso lo ero anch’io. Non li ho ho più visti: solo quello di ieri sera con i capelli grigi, in pensione da poco. Un politico molto attento: soprattutto quando ho fatto il mio intervento mettendo il dito sulla piaga della sfiducia ai partiti.Sono sceso dritto direttamente sulle cause. Se fossi scomparso prima di quella riunione non mi sarei più ricordato di una bella pagina della mia vita, in aiuto di un direttore didattico per un passaggio di livello. Anche questo articolo, uno spicchio di cuore che si apre. Un fiore. Oggi ho partecipato alla festa di laurea di Alberto Citera. Albi di te ne parlerò domani. I cuori sono come i limoni: uno spicchio al giorno fa bene.      Fiorello Paci                   

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