TORNARE…… A CREDERE DI POTER SALVARE IL MONDO

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di Paola Tassinari

“L’arte, oltre a essere un testimone credibile della bellezza del creato, è anche uno strumento di evangelizzazione. Attraverso l’arte la Chiesa spiega, interpreta la rivelazione”. Così papa Francesco racconta ciò che pensa dell’arte. Dice anche che l’arte deve essere aperta a tutti, ma soprattutto ai poveri, gli emarginati, i diseredati, lo fa col libro, “La mia idea di arte” a cura della giornalista Tiziana Lupi. Nel libro papa Francesco espone, per la prima volta dall’inizio del suo pontificato, la sua visione dell’arte, componendo anche una sorta di galleria ideale di opere scelte tra quelle esposte ai Musei Vaticani. Tra queste, ci sono non solo capolavori riconosciuti, c’è a esempio l’auto bianca regalata al Papa da don Renzo Zocca, che la usava per predicare nelle periferie operaie di Verona e il “Cristo operaio e la Vergine di Luján” di Alejandro Marmo, scultore argentino di cui papa Francesco è amico. Le opere di Marmo sono composte da ferro e altri materiali di scarto, mentre nella sua bottega lavorano persone che vivono ai margini della società. Di lui il Papa scrive che “sente il bisogno di fare qualcosa e lo fa dove la cultura dello scarto toglie il bene e la bellezza e lascia solo la sporcizia”. Queste scelte del Papa fanno intuire, che Bergoglio ami l’arte concettuale e l’arte povera con tutto ciò che questi due Movimenti artistici ci raccontano. L’Arte concettuale è una tendenza artistica della fine degli anni Sessanta, che concepisce l’operare artistico come investigazione intellettuale sull’essenza stessa dell’arte. L’antesignano dell’arte concettuale è stato certamente Marcel Duchamp, che portò al Museo un orinatoio, che chiamò fontana, con ciò intendeva vedere in altro modo un oggetto ovvio che non ha niente da dire, invece ha tanto da dire perché è assai utile e può metaforicamente essere anche una fontana, questo tipo di gioco concettuale serve per togliere i pregiudizi, perciò l’auto bianca di don Zocca è carica di significato perché testimonia tutta la passione e le ore che questo prete ha messo nella sua missione. Mentre per l’opera di Alejandro Marmo che riutilizza lo scarto il pensiero va ancora agli anni Sessanta all’arte povera, gli artisti usano materiali “poveri” per definizione, ossia terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con la volontà di ricreare un’espressione originale, utilizzando materiali gettati, non più utili. In ambedue i movimenti c’è una critica per il sistema consumistico. Negli anni Sessanta gli artisti si impegnavano per salvare il mondo, e il loro messaggio era recepito anche dalla TV, oggi forse proprio dal Papa parte la richiesta che l’arte torni a credere di poter salvare il mondo.

 

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