Roma 55: Verity press, agenzia giornalistica e scorciatoia per entrare nel giornalismo

Un tentativo per aprire ai giovani la porta stretta del giornalismo tolto di mezzo per il timore  che suscitava la parola Verity  che in verità  non dice nulla. Ricordo  che fu iscritta nell’elenco speciale previsto dall’Ordine dei giornalisti  su presentazione di due i professionisti. Tutto in regola sotto l’aspetto giuridico.Di uno dei due giornalisti ricordo ancora il nome: Antonio Ghirelli, un personaggio che ha lasciato tracce  su diversi fronti del giornalismo. Dalla politica allo sport: una figura elegante in connessione tanto con la cronaca che con il potere.L’altro nome un giornalista originario della Campania: Giancarlo Summonte, mi pare.persone care ed intelligenti della stampa romana.Ero riuscito a trovare l’ufficio a Fontana di Trevi al primo piano: al terzo in quel periodo c’era l’appartamento di un grande politico. Alessandro Pertini.Funzione dell’Agenzia il passaggio di servizi tra i giovani e i giornali: in poco tempo ero riuscito ad avere una rete di giornali disposti a stabilire un rapporto di reciproco interesse con ragazzi appassionati di questa professione. Avevo trovato quasi subito una quindicina di  ragazzi di diverse regioni italiane:Liguria ,Toscana, Emilia,Marche Abruzzo e Puglie.Sui versamenti da parte dei giornali per i servizi pubblicati l’Agenzia avrebbe trattenuto il 10 per %. Preciso avrebbe, in quanto dopo una visita di di possibili  falsi collaboratori  provenienti da Marcinelle miniere ne ebbi un altra da parte di Ispettori del Ministero del lavoro che hanno elogiato l’iniziativa. Per continuare l’attività però avrei dovuto assumere un giornalista professionista. Non ho discusso: ho cosegnato loro le chiavi dell’ufficio invitandoli a proseguire l’iniziativa. Non avrei potuto sostenere una spesa non prevista.Una delusione per me ma soprattutto per i ragazzi: ho telefonato a tutti spiegando che non era più possibile continuare. Di una famiglia di Vasto ricordo il disappunto e la delusione. Ai giovani inoltre, per facilitare l’approccio alle notizie li  avevo dotati di tesserini  che aveva loro permesso di prendere confidenza e passione per il giornalismo.Il ragazzo di Vasto stava molto a cuore ad una signora che  lo vedeva già a Roma con me: ” io gli voglio bene come ad un figlio ed è molto contento del tesserino. Gli permettono di entrare gratuitamente  al cinema. A lui basta un materasso: è bravo e rinuncerebbe  di proseguire gli studi.” Al che io dissi un no secco. Mi aveva proposto di farlo dormire in ufficio. Era nata una relazione di fiducia e quando ho comunicato che ero stato costretto a chiudere tutto mi ha risposto che loro si sarebbero rivolti ad un parlamentare di Pescara. Ci siamo lasciati con uno speriamo. Ho capito subito  che il potere spesso ha paura delle proprie ombre e il giornalismo allora come oggi fa paura.Faceva muovere i servizi segreti per la carta stampata: per il web è molto più facile. Basta una spazzolata. Cosa è cambiato in 63 anni anni ? Nulla. Si continua a mettere cancelli alle ombre come in Via marecchia di borgo Rimini.                                             Fiorello Paci 

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