RIFLESSIONI DALLA TERRA DI SAN FRANCESCO

DUE RIGHE DI PRESENTAZIONE DELLA PRIMA…SULL’ARCHITRAVE

SONO FELICE COME UN BIMBO, ORGOGLIOSO COME DEVE ESSERE UN DIRETTORE, quando nasce il primo fiore nella struttura del giornale: L’ARCHITRAVE la zona lettori.Importantissimi quanto i giornalisti, i tecnici, gli angeli impegnati a fare del IL VELIERO il Quotidiano di Cieli nuovi Terre nuove. La lettrice è umbra della fertile terra di Francesco di Assisi: si allinea parallelamente all’articolo di Paola Tassinari, una saggia riflessione su Papa Francesco.Lieto di riceverla felice di pubblicarla nel giorno della nascita del Precursore di Cristo nel grande spazio dell’ARCHITRAVE 

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Uno dei pochi motivi per i quali non mi allontano dall’Umbria è perché con pochi minuti di treno e pochi minuti di autobus mi trovo nella terra di San Francesco. Comincio il mio tour dell’anima da San Rufino, dove comincio a “prepararmi spiritualmente” a incontrare Francesco e Chiara, arrivo alla Basilica Superiore, scendo a quella Inferiore, mi raccolgo davanti alla tomba di Francesco, che per me è solo un ammasso di pietre perché la presenza del Santo è così forte che la Sora Morte Corporale sembra non aver minimamente intaccato la sua capacità di “parlare” a chi gli si rivolge, e finisco con la visita per me più emozionante, quella a Santa Chiara. Quel corpo che sembra riposare, tanto che a volte mi illudo di vedere un tranquillo respiro sotto la tonaca, i suoi oggetti personali, la sua presenza mi spingono a confidarmi come con un’amica. Alla fine del tour sto così bene che nemmeno un mese di vacanza potrebbe ritemprarmi e schiarirmi la mente come quelle due ore che trascorro con due buoni amici che mi amano di cuore.

Proprio in questi giorni mi sono trovata a riflettere pensando a Francesco e alle sue stigmate in occasione della “mezza allusione” fatta dal Santo Padre su Medjugorije. A mio parere le apparizioni mariane sono poche e avvengono per fatti di eccezionale importanza o gravità. Bernadette la vide per ricevere l’indicazione di scavare e trovare l’acqua miracolosa, Catherine Labouré la vide quando la Madre Santa le diede indicazioni per far coniare una medaglia che avrebbe concesso molte grazie a chi la portava. Ma non è la medaglia che concede grazie (sarebbe idolatria) bensì la fede in Maria, come una madre universale del cui amore la medaglia è un simbolo. Per finire con Fatima, dove Maria rivela tre segreti che riguardavano gravissimi avvenimenti – e due guerre mondiali e un tentativo di assassinare un Pontefice mi sembrano motivi abbastanza gravi perché la Madre di Cristo venga a noi.

Per ciò che riguarda Medjugorije devo ammettere che, pur credendo alle apparizioni mariane – su cui torneremo più approfonditamente – sono sempre stata piuttosto scettica sul fatto che Maria apparisse tutti i giorni a orario prestabilito (come “un postino”, ha detto il Santo Padre con la sua consueta schiettezza) ma per portare messaggi di una banalità che io trovavo sconcertante. Non metto in dubbio che Maria appaia, ma che i messaggi che riferiscono i cosiddetti veggenti non siano del tutto corrispondenti con quelli che eventualmente comunica. Certo, se Medjugorjie porta nuove conversioni, ben venga anche davanti a tutti i miei dubbi!

La Chiesa fa bene ad essere scettica davanti ai fenomeni spirituali, perché per ogni Madre Teresa c’è sempre una Mamma Ebe, ma le commissioni di inchiesta a cui affida il responso sul riconoscimento o meno della manifestazione spirituale sono composte di laici e religiosi estremamente preparati e la loro parola è evidentemente ispirata da Dio. Per cui basta solo aspettare il responso della commissione e sapremo.

Quello su cui però vorrei farvi riflettere è questo: un credente, un credente vero, del cuore, non ha bisogno di segni per credere. È bellissimo che molta gente trovi la fede in un luogo come Medjugorije, così come davanti alla Sindone o in qualunque altro luogo Dio voglia far sentire la sua presenza. Ma un credente sa, nel profondo del suo animo, che Dio esiste e non ha bisogno di segni per ribadire la Sua esistenza. Lo stesso San Francesco ha ricevuto le stimmate come riconoscimento che la Sua vita era stata vissuta al servizio della Gloria di Dio, nell’Imitazione di Cristo, che ha voluto renderlo simile a Lui, e soprattutto DOPO che la sua predicazione aveva portato alla creazione del Suo ordine e a profondi sconvolgimenti nell’animo della Chiesa del Suo tempo. I Suoi seguaci credevano in Lui e nelle Sue parole molto prima che ricevesse le Stimmate, alle quali restarono pressoché indifferenti – diciamo che se lo aspettavano – e questo è ciò che dovrebbe fare ogni credente. Anche l’Islam ci viene incontro: la Pietra del Paradiso, il piccolo meteorite caduto senza far danni proprio nel luogo e nel periodo dove Muhammad portava avanti la Sua predicazione viene non adorato (sarebbe idolatria) ma riconosciuto come il segno che Dio ha voluto dare al Suo Profeta e a chi lo ascoltava che le Sue parole erano dettate da Dio stesso. Ma non è necessario vedere la Pietra del Paradiso per credere in Dio. Ma sull’Islam – con il quale Francesco ebbe contatti profondi – potremo tornare con calma.

Ora quello su cui vorrei che rifletteste è solo questo: un vero cristiano ha bisogno di segni per credere? Oppure la sua Fede è tutto ciò di cui ha bisogno perché il suo cuore gli dica, si, sei nel giusto? La risposta ce la dà Nostro Signore Gesù con le Sue stesse parole: a chi si avvicinava a Lui per chiedere una grazia, riconosceva la Fede che lo aveva spinto verso di Lui, non per avere una prova della Sua Divinità, ma perché già nel suo cuore sapeva che Gesù era il Figlio di Dio. A chi si avvicinava a Lui, Gesù rispondeva semplicemente «Va, la tua Fede ti ha salvato.»

Simona.

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