QUALCHE RARO FIORE NASCERA’….il bisturi sulla piaga e la Speranza

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COMPLIMENTI VIVISSIMI DAL TUO DIRETTORE per questo articolo scritto da  PAOLA TASSINARI                                                                                   L’analisi di tweet, post e mi piace è da anni utilizzata per ricerche di mercato e come termometro delle opinioni dei cittadini, soprattutto nell’ambito delle contese elettorali. Presente anche nel campo pubblicitario, ma ora sono nati sofisticati algoritmi che incrociano i dati degli utenti nei social media che valutano salute, umore, spostamenti e perfino l’affidabilità bancaria. Si pensa di riuscire a capire prima i disagi e i disturbi psicologici, addirittura con la possibilità di prevedere rischi di suicidio e anche la prevenzione contro gli attentati o gli assembramenti a rischio. La prevenzione va sempre bene, ma c’è il rischio di venire catalogati in linee guida, che lasciano fuori chi ha un pensiero libero e autonomo, come ogni medaglia c’è il suo rovescio. Oggi giorno siamo immessi in protocolli, la parola protocollo significa un insieme di formule e norme, e non sono qui a dire che ciò non vada bene, però c’è il rischio di diventare troppo rigidi.Le norme, le formule vanno mediate dalla ragione, dalla mente umana, altrimenti evocano i famigerati e favolistici “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Nei primi anni del Novecento iniziò a circolare in Europa un misterioso e controverso libro dal titolo “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Al suo interno veniva descritto con precisione il piano di conquista del mondo da parte della comunità ebraica, che si sarebbe dovuto realizzare attraverso il controllo dei punti nevralgici delle moderne società occidentali, quali la finanza, la stampa, l’economia, gli eserciti militari, la morale e la cultura.Voglio dire che tutti questi incroci di dati che ci delineano il nostro essere,con la presunzione di sapere tutto di noi, mi pare un po’ pericoloso. Comunque Marc Zuckerberg, fondatore di Facebook, a San Francisco, nell’assemblea coi suoi collaboratori, sparsi in tutto il mondo, ha lanciato uno slogan:“Dare a ciascuno il potere di condividere con tutti gli altri”. Condividere messaggi, foto, esperienze e commenti con gli amici sulle pagine di Facebook, ma Zuckerberg intende anche un altro tipo di condivisione, cioè la diffusione delle opportunità e la distribuzione delle ricchezze. Zuckerberg cavalca il sogno di cambiare il mondo,“Siamo una comunità globale unica, nell’accogliere i rifugiati che tentano di salvarsi da una guerra, o gli immigrati in cerca di opportunità; nell’unirci per combattere un’epidemia o il cambiamento climatico”. E continua il suo messaggio,“l’attuale tendenza di molte nazioni a ripiegarsi su se stesse”. Terminando con, le voci della paura che invitano a costruire muri e a prendere le distanze dalle persone descritte come diverse da noi”. Cambiare il mondo, forse si può, ma non bastano i social media, il mare dei mi piace vuoti e insensati, gli amici amorevoli in rete, che se li incontri per strada non ti salutano, oppure gli scherzi feroci o il bullismo che nel web si ampia, eppure si può tentare di seminare qualcosa e qualche raro fiore nascerà.

http://teodericaforum.blogspot.it/

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