PARLIAMO DEI NONNI…del cuore dei senza età travolti da un tir di gelati…

Ricordo come se fosse ieri quando tra i banchi di scuola cantavamo..”Nizza ..Savoia ..Corsica fatal”…e perchè non pensare che i ricordi fossero ancora vivi nel cuore dei due italiani schiacciati dall’odio di quel lungomare…simile ai nostri adriatici a quelli della Versilia..ai litorali selvaggi della maremma toscana…Rimini una spiaggia  da sempre ricca di amori..di addii…una città per sognare…i due nonni  avevano scelto la Francia mezza italiana…la costa azzurra …dei fiori. Sogni rientrati coperti di fiori. Si è aperto un capitolo da libro Cuore..proviamo a parlare dei nonni italiani. Comincerò da mio nonno Guido, dalla nonna  Settimia, nonni paterni e nonna Rosa, quella materna, sempre sotto controllo delle nuore quando da Anghiari andavamo a trovarla alla Geppa,una casa colonica dei miei zii.Mia mamma era la sua cocca tra sette fratelli: la più piccola, liquidata con quattro soldi, spedita a Perugia per farla suora. La salute malferma l’aveva rispedita al mittente per architettare questo capolavoro che vi intrattiene sui nonni. Una volta le donne dovevano farsi suore e per le famiglie avere un  prete era la soluzione per tutti: una ricchezza poter suonare le campane. Un cristianesimo ritualistico ma sicuramente più ricco di  fede. Mio nonno Guido lo ricordo nei miei primi due anni d’infanzia: una lite continua con mio papà stanco di lavorare un terreno difficile, infruttuoso da convincerlo a lasciare baracca e burattini. Ricordo il trasloco sul carro con i mobili che papà era riuscito a costruirsi in un fondo accanto ad una stalla: io accanto al nonno con l’incarico di non far cadere una ” mezzina ” di rame che conservo all’ingresso. il podere si chiamava la “casaccia”. Il cane ci seguì ma non rimase:il primo addio. Mio nonno ci seguì poco dopo: trovò casa vicino al Fosso, di fronte alla Propositura, sede del Proposto (prevosto..?), responsabile di tutte le parrocchie di Anghiari. Tante. Credo ci sia rimasta solo la propositura.  Mio nonno si era ambientato bene, sempre in prima fila durante le processioni con l’incarico di dare un ordine alle due file: separando gli uomini dalle donne. Addetto alle donne. La sua sponda debole fino alla chiusura degli occhi: mi voleva un  sacco di bene. Io glie ne volevo tanto: mia nonna invece era tutta presa da Luisanna, venuta alla luce che ero un giovanottino. Decisi di andare in collegio, dopo aver visto in un suo comodino un libro illustrato sulle scuole artigianali di San Giovanni Bosco. Quando son partito mi prese in disparte nelle sua camera  raccomandandomi di fregarmene delle chiacchiere altrui accompagnando le parole un gesto della mano destra …gettando tutto il chiacchiericcio dietro le spalle. Un bel riferimento: purtroppo lo vedevo solo quando tornavo per le vacanze. Dopo la guerra in mancanza di automezzi il suo datore di lavoro mi riaccompagnò in collegio ai primi di maggio quasi a chiusura dell’anno scolastico. Debbo tornare a parlare dei nonni, una risorsa abbandonata,che non ha più spazio nella famiglia, sostituito dallo psicologo. Una follia gettare un energia importante. Se ne parla dei nonni, a Natale a Pasqua nei compleanni, diventano un bersaglio se riescono a farsi un amicizia.Perché non castrarli quando scompare l’altra metà del Cielo…ci risentiamo…è una vigliaccheria costringere due nonni ad andare all’estero…per il timore di non scandalizzare…all’estero scappano le paure e ritornano a casa coperti di fiori..ciao belli…Fiorello Paci.  

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