NELL’OVVIO L’ECCEZIONALITA’

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Oggi, durante la mia solita passeggiata lungo il fiume, che scorre ai margini dei campi, raccogliendo le erbe commestibili, come a esempio il tarassaco che è un’erba che si gusta cruda in insalata oppure lessata e che fa molto bene al fegato, ho intravisto una sagoma scura che quasi danzava sul tetto della casa aldilà del fiume; ne ho apprezzato l’atleticità del camminare sicuro sulla copertura, con le tegole in mano posizionandole sveltamente, inchinandosi e poi con un balzo ritornare in piedi, afferrando un’altra tegola. Siamo abituati a vedere l’eccezionalità lasciando da parte quello che consideriamo ovvio. Oggi ho visto con occhio diverso la riparazione di un tetto. Un forte temporale magari accompagnato da raffiche di vento o grandine può danneggiare o spostare qualche tegola. Se non vogliamo correre il rischio di trovare qualche spiacevole sorpresa con sgocciolamenti vari e infiltrazioni d’acqua che subdolamente si manifesteranno solo quando il danno è già fatto, dobbiamo riparare il tetto, perché altrimenti il soffitto potrebbe anche cedere in qualche sua parte. Allora chiamiamo un’azienda che operi nel settore, gli operai arrivano e fanno il lavoro, noi paghiamo, senza soffermarci sulle qualità tecniche di queste persone. Ci aggiustano il tetto, e già è utile e bello sapere che ci sono persone che fanno questo lavoro valido, ma soffermandoci sul loro camminare ad un’altezza elevata, che è già un equilibrismo, con in aggiunta un lungo sforzo nel piegarsi e alzarsi con il peso delle tegole in mano; inoltre lavorano fuori all’esterno in balia a volte del vento o del gelo o anche d’estate sotto il sole cocente senza un riparo, usando pure la fiamma ossidrica per saldare le tegole bituminose una con l’altra, raggiungendo così temperature infernali, ci rendiamo conto che aggiustare un tetto non è così facile e scontato. Sono uomini “di tutti i giorni”, che lavorano duramente in situazioni paragonabili al “gioco” dell’equilibrista. Alla fine cosa voglio dire col mio articolo, se non di stimare qualsiasi lavoratore e non di andare a cercare l’eccezionalità, perché è bene guardare all’ovvio dove si può riscontrare il buono e utile lavoro.

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