LE TRE GRAZIE DEL PARCO MARECCHIA di Fiorello Paci

Considerato che siamo in tre a scrivere, alfabeticamente Fiorello Paci, Paola Tassinari, Luisanna Tuti è opportuno che ogni articolo porti la firma dello scrivente. Il costruttore del sito deve solo correggere la barra delle indicazioni di funzione:chi scrive di fatto è il vero autore. Il costruttore una figura che consegna  il banco di lavoro al proprietario del giornale, l’Editore per le responsabilità civili che per le penali l’editore si affida a un giornalista, nel caso nostro Fiorello Paci. Al lettore interessa l’articolo.Le tre Grazie, espressione di tre vite all’aria aperta: Appennino, colline della Val Marecchia storica. Lavoro sfruttamento voglia di mare, laghi di sudore.Gente di campagna, precisa decisa:la più accorta, probabilmente libera, al primo saluto dopo l’incrocio di camminamento dice alle due amiche. “Qui nasce qualcosa”. Stamattina sono stato il primo ad entrare sul camminamento,al secondo giro m’imbatto nel trio e la “probabilmente libera” mi da una sberla di bacio sulla guancia.”..ma guarda che combinazione” le due amiche, osservatrici speciali controllano sorridenti la scenetta. A Sant’Agata Feltria c’è il mio amico destino che mi aspetta…il terzo segno. I primi due li conservo nel cuore…il terzo una nuvola passeggera. I baci sono tenerezze femminili bisognose di affetto.Debbo solo capirne il motivo: sono certo che è gioia e bene.Un messaggio d’amore:sono incisioni nel diario della memoria ti seguiranno sempre. Entrando in negozio inizi d’estate una signora quarantenne me ne stampò uno sulla guancia abbracciandomi: senza una parola Una sorpresa. Non raccolgo.Un altra volta nel parco stesso ciak: stessa età. Come prima: disinteresse. La vita è curiosa: ieri sera alle 18,30 stavo entrando dove vado spesso a quell’ora. Una elegantina belloccia :”come stai…?”..mi timbra sulla guancia….” bene..benissimo” rispondo ma non ho capito chi fosse….probabilmente libera…una quasi cinquantenne. L’importante che sia di Sant’Agata Feltria …senza odore lo zolfo. Le tre grazie del parco l’immagine della serenità contadina,luce della Val Marecchia, quando nelle famiglie gli unici riferimenti di sostegno erano il Sole, pioggia vento, il freddo e il caldo del focolare il sorriso dei bimbi gli occhi dei nonni e la madia del pane. Non è poesia, è cronaca, è gioia scomparsa. Siamo noi che abbiamo cambiato faccia: questo voglio rintracciare con IL VELIERO.DOBBIAMO RITROVARCI: la restituzione di quei baci.

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