LE PAURE PARTI DELLE GUERRE E DEI CONFLITTI IN GENERALE

Il giorno successivo al Natale profuma di pace gioia e serenità,tempo ideale per cacciare incubi e paure. Una donna apprensiva, ansiosa, se amica, mentre ti confida le sue paure ti fa rinascere le tue. I litigi, l’assenza di profumo di casa o di famiglia i forni preferiti per lo sviluppo, il sorgere delle paure nella mente , nel cuore di un bimbo o un adolescente. Tracce che solo Dio può cancellare.Conseguenze che possono cambiare i sogni e la vita di un giovane. Ho ancora nelle orecchie le urla tra mio padre e mio nonno per la spartizione del guadagno per l’abbandono del podere gestito a mezzadria con i padroni: potevo avere due anni, ottantadue anni fa,quasi un secolo, pari ad un arco trascorso da dieci minuti.Rigurgiti del tempo. La paura che mi ha spazzato via il senso della paura è stata quella dopo il passaggio del fronte: durante la guerra il rumore delle fortezze volanti prima dei bombardamenti. Assordante e spaventoso.La guerra,espressione della vittoria dell’uomo conquistatore, superman:disastrosa come il corpo di un maschio imbufalito sul corpo di una donna inerme, incapace di ribellarsi o di gridare.Un ramo secco della vita che è amore e gioia della procreazione.Dopo il fronte con i miei genitori sfollati in casa dei miei zii in campagna a qualche km dal paese Anghiari di origine etrusca.Posto ideale per il riposo dei vari Battaglioni della V o VI Armata prima di passare al fronte con l’attacco alla linea Gotica. 15 o 2o giorni di riposo prima di andare incontro alla morte. L’accampamento in basso con una distanza di circa due km dalla nostra casa.Una mattina eravamo tutti in cucina, quando sono arrivate di corsa due mie cugine,sulla la scala di legno verso le povere camere. Seguite da due soldati dell’accampamento con pugnale tra i denti e rivoltella tra le mani.I miei zii neanche cinquantenni impietrito, inebetito mio padre, mia madre sviene ai piedi della scala di legno.Appena vista mia madre in quelle condizioni ho tirato fuori dal tavolo di cucina il coltello appuntito del baghino e l’ho puntata al collo del più vicino dei due strattonandogli la rivoltella minacciandolo alla gola urlandogli di scappare.” Ti uccido..”..un leone a 13 anni.”..no..no..no bambino andare andare”..Sono andati via e nessuno mi ha detto grazie o bravo:”io vado via di qui…” e ci siamo spostati per una sera in un podere vicino rientrando il giorno successivo nella nostra casa di Anghiari..Per una decina di giorni veniva un nostro vicino per farmi addormentare. Si chiama va Righino un partigiano.Ritornato in collegio 10 mesi quasi a fine anno scolastico 44/45 ho ripreso gli studi.Nel 47/48 a Roma è affiorata la paura della guerra in due occasioni: uscendo il giovedì per la passeggiata settimanale del pomeriggio ci siamo imbattuti con un gruppo di studenti di colore del Russicum: le prime che vedevo dopo quei due militari dello sfollamento.Gli stavo saltando addosso…dopo tre anni dall’impatto con la signora paura. Sorpresi i miei compagni di corso. A marzo, dello stesso anno, durante la lezione di Greco,”dialoghi di Luciano” Prof.Roberto Iacoangeli, un volo di prova di un aereo a reazione. Sono scattato sul banco come una molla: rumore assordante di aerei da bombardamento tre abbondati dopo quelle pure di guerra. Sono un uomo che sogna la pace e difendo le donne da qualsiasi paura ma soprattutto le capisco e mi vogliono bene..ci capiamo..le capisco..le difendo..sono le creature della procreazione ridotte a soprammobili….secondo il maschilismo ma sono loro che ci rivoltano come vogliono illudendoci di essere dei conquistatori…di nulla.

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