Le galline chiacchierone

galline

Dopo la scomparsa di Anselmo, nel pollaio ci furono un bel po’ di chiacchiere.
Le galline non la finivano di ciarlare, ognuna di loro aveva una versione diversa.
C’era chi era contenta che Anselmo avesse smesso di essere uno diverso, chi vedeva in lui una specie di ritorno del figliol prodigo, occorreva stare alle regole, i polli vanno ben tenuti per poi, come ringraziamento, andare in casa della contadina qualsiasi cosa succedesse.
Altre comari galline erano strafelici che la fidanzata di Anselmo lo avesse sostituito subito, così imparava a non aver scelto una di loro.
Poi c’erano le vecchie galline saputelle che ridevano degli stenti patiti da Anselmo, per poi cadere nella trappola di due begli occhi, faceva il filosofo, poi non era stato capace di scegliersi la pollastra giusta.
Tante arie da intellettuale per poi scegliere il tipo di vita che gli altri polli ben sapevano, se si nasce pollo si rimane pollo, se si nasce quercia si rimane quercia.
Questo dicevano le galline, gironzolando pigre per il cortile.
Ma i loro figli, i pulcini, avevano eletto Anselmo loro eroe, Anselmo è morto ma Anselmo è vivo.
Essi avrebbero preteso di vivere la loro vita, non che fosse la contadina a decidere.
Anselmo lo aveva fatto per amore, non importava che la pollastra non lo avesse amato, lui aveva scelto.
I pulcini quando sarebbero stati grandi, sarebbero partiti all’avventura, che era ora che smettessero di mangiarli.
Gli uomini erano degli inventori, che inventassero la carne artificiale, che gli animali erano stanchi di essere il loro cibo.
Viva Anselmo… hasta siempre la victoria!

 

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