LA TAVOLA ROTONDA

22.4.2010: Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna

Sant’Apollinare Nuovo Ravenna – Ultima Cena

di   PAOLA TASSINARI                                                                                   Il Direttore di quest giornale/web, sa che mi sto cimentando nello scrivere un libro su un passo della Divina Commedia, un lavoro arduo che mi sta friggendo il cervello, per la mole delle ricerche, quindi mi esorta a distaccarmi, chiedendomi un articolo per il Veliero e io volentieri ho accettato.Vi parlerò della tavola rotonda. Il creato o l’universo così come percepito dall’uomo, è stato rappresentato, sin dai tempi più antichi, con il simbolo del punto nel cerchio. Da questo cerchio nascono tutti i simbolismi circolari, come per esempio lo zodiaco, ma anche le varie ruote sacre fino ad arrivare a quella cristiana raffigurata nel “rosone” nelle facciate delle chiese, oppure per esempio a quella celtica, di cui la sua forma più nota è quella che ha dato origine alla tavola rotonda di re Artù. Una mia idea, di cui ho già scritto, ipotizza per il ciclo arturiano, una ispirazione non solo celtica ma anche ravennate/cattolica. Per spiegarvela vi scrivo dello strano destino di Flavio Ezio (Durosturum 390 circa / Ravenna 454). Ezio veniva dalla Dacia, e aveva sposato una donna romana. Aveva passato parecchi anni come ostaggio degli unni, e Attila era per lui come un fratello, dato che erano cresciuti insieme. Prima di essere ostaggio degli unni lo era stato dei visigoti di Alarico, sequestrato nel sacco di Roma (410) assieme a Galla Placidia. Ezio controllava la Gallia del nord coi suoi guerrieri; si sentiva unno lui stesso, parlava la loro lingua alla perfezione e da loro aveva imparato a cavalcare, a tirare d’arco e le tecniche militari tipiche dei cavalieri della steppa. Fu sempre fautore dell’alleanza romana coi barbari. Sembra che in ogni battaglia vedesse un duello, una sfida cavalleresca, addirittura un giudizio divino, era un antesignano della figura del cavaliere. Nei libri di storia è ricordato per la battaglia dei Campi Catalaunici (451) vicino a Troyes dove sconfisse Attila. A Ravenna, l’agonia e la fine dell’Impero Romano ma anche l’inizio del Medioevo con le gesta ricordate nelle saghe dei Nibelunghi (di cui fanno parte anche Teoderico e Attila) e di Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Chrétien de Troyes scrittore e poeta francese medievale, ideatore del ciclo bretone, può essersi ispirato alla battaglia avvenuta tanti anni prima nella sua città natia. Non solo, la tavola rotonda di re Artù ha una tavola antesignana. La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, monumento Unesco, ha al suo interno in parte conservato i mosaici che risalgono alla committenza del re goto Teoderico, fine V secolo, tra cui l’ultima cena; questa immagine in Sant’Apollinare Nuovo è una delle più antiche rappresentazioni. Vedete bene dall’immagine che è quasi una tavola rotonda… cosa voglio dire con questo? Che la Tavola Rotonda è un simbolo di fratellanza e di Pace, in cui si sta seduti, ognuno col rispetto della diversità dell’altro, uniti in un patto, sto pensando tristemente ai nostri governanti, stretto tra persone in vista di un fine da compiere insieme non per pensare al sé ma per gli altri e per il bene di tutti… termino con una poesia che ho amato tanto la giostra di Langston Hughes.

Dov’è il reparto di Jim Crow
in questa giostra,
signore? Perché ci voglio salire.
Giù nel Sud da dove vengo
bianchi e negri
non possono sedere vicini.
Giù nel Sud nel treno
c’è un vagone per i negri.
Sul tram ci mettono dietro:
ma non c’è un dietro nella giostra!
Dov’è il cavallo
per i bambini negri?

 

http://teodericaforum.blogspot.it/


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