LA STORIA di un’oca muta…le ooosce dell’Alta valle del Tevere a Scuièno Denghièri..AR

Mi sorge un dubbio…di averla scritta un’ altra volta in occasione delle paure estive per i numerosi virus provenienti quasi sempre dall’Oriente o dal Sud America..mai una volta che ne sia arrivato uno da Boston.Quelli preferiscono le Banche in quanto hanno la certezza nessuno sarebbe in grado di bloccarli ma sanno dove adagiarsi per una moltiplicazione istantanea e  geometrica quindi non atterrano a Roma. Parliamo dell’oca muta in omaggio a tre fiorellini sbocciati da poco per farle sorridere al primo incontro con la scuola.Ricordo il mio primo giorno pieno di urla per la confusione  studiata di riunire in un ‘aula una quindicina di classi: la prima lezione di pedagogia applicata alle urla del bidello ex marcia su Roma. Lo chiamavano Achille non amava il vino bianco ed era probabilmente tra quelli arrivati ad  Orvieto avevano finito la marcia  in un Osteria del buon Est Est. Parole attribuite ad un Monsignore che dalla Carrozza era sceso per rinfrescarsi la gola: dopo averlo assaggiato rivolto al maggiordomo tirando sul col naso il profumo del calice ha sussurrato nell’orecchio est est…buono.Quel primo giorno di scuola avrebbero potuto rasserenarmi solo con una bella favola come questa che sto scrivendo adesso immaginare e scrivere. Fin da bambino  non avevo potuto capire l’amore tra padri e figli  ma l’altro tra mamma e figlie mi ha sorpreso  e stupito vedere mia mamma quando incontrava la sua: mia nonna Rosa.Una casa di campagna  piena di sudore di grano in sacchi in fila come soldatini. La cantina tre botti sotto un soffitto di tre travi tra puntati di prosciutti e rosari di salsicce: mi sembrava di entrare nel paese dei balocchi. Mia nonna Rosa ricurva come un arco per  filare la lana e i pianti per i due figli rimasti sul Monte Grappa.Prima guerra mondiale. Prima abbracciava mia mamma…” Veronica adesso come stai..”?..e con un sorriso le metteva una bustina  con tre quattro lire nella borsina. Grazie mamma  ci compro l’eparema  e il sale inglese.Coliche di giorno e di notte e corse dal dottore…”..per favore venga dottore mi mamma sta male..”Il dr Cristini…” ma chi t’ha portato qui Fiorello ..è mezzanotte…” Da solo…a ottobre vado a scuola..”. Mia nonna aveva quattro anatre ed erano mute: giocavo con loro quando mia mamma da Anghiari andavamo a trovare la nonna. Ogni tanto a me dava un ventino di ottone rispetto ai centesimi di rame. La mia passione quelle oche mute…avevano imparato a seguirmi in fondo allo stradone dove la reglia formava una pozza: nuotavano felici. Si capiva quando  si riprendeva  la strada di casa  e prima di rientrare nel pollaio sbatttevano ali e la coda  mi domandava sempre..” ti hanno ubbidito..”…son buone nonna ma stanno sempre zitte …”,,fiorellino ma non gli fai mai una carezza…vai nel pollaio poi mi dici…Ho provato … stavano beccando della farina di granturco..appena mi han visto ..bevevano e alla più piccola le ho fatto una carezza sulla testa…ma sai che sei bella…ha fatto un saltino…mi ha accompagnato..al portoncinono di legno..e da un  buco segnato dal tempo dall’acqua  o dalla volpe ha mosso il suo becco ripetutamente…felice. Una lezione da una nadrina muta dell’alta valle del Tevere.                 Fiorelo Paci

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