La novità: Il Veliero promuove la causa di santificazione di Vittorio Tadei. Perché?

La risultante di alcuni giorni di preghiere, in questa fase di tempo liturgico. favorevole alla meditazione e bisogno di Dio. Ravvisabile e riconoscibile come il periodo dello Spirito Santo. Vittorio il buon seminatore ma non improprio neppure il buon samaritano, rispetto a molti altri impresari avvinti solo dall’accumulo. Ha garantito lavoro a centinaia di famiglie. Ha messo in luce la genialità creativa di chi ama i tessuti e i vestiti giusti per ogni stagione. Non facilissimo con il tempo impazzito alla pari degli studiosi di meteo: dopo il disastro del Sud ad annunciare in coro che si sarebbe spostato nel centro Nord. Guardate la giornata radiosa di oggi e possiamo solo dire. Grazie e mi Signore e che duri. L’articolo che state leggendo, grazie amici lettori, ammetto serenamente la mia inutilità, e non vuol essere quindi un gesto arbitrario garibaldino, rispetto al potere esclusivo della Curia di Rimini. Vuol essere solo vorrebbe essere solo un modestissimo, piccolissimo contributo, per ristabilire la verità sul protagonista del rilancio dell’economia riminese. Un giusto riconoscimento per un personaggio che si armonizzava con la missione pastorale di San Paolo. Con la differenza che testimoniava in silenzio l’aiuto concreto dopo aver constatato il vero bisogno. Diversamente all’accattonaggio chi ha fame non lavora e tende a nascondersi. Vittorio riusciva a scovarli. Fedelissimo al messaggio di Cristo di cui ha sorretto la croce fino all’ultimo respiro. La sua vita la conosco bene in quanto in diverse occasioni mi ha raccontato tutto dal promo gomitolo di lana venduta nel negozio della zia a Riccione per incontrare le bellezze straniere.Dal negozio alla spiaggia da innamorarsi proprio della lana.Dopo il diploma di ragioniere e l’ingresso per accedere al professionismo e saggia rinuncia una scappata in Germania con un camiom pieno di gomitoli di lana multicolori e tanta tanta buona volontà. Un trionfo. La scoperta di America. Intorno uno staff di amici fidati. Ci incontravamo alla grotta rossa nella chiesa di Don Oreste Benzi, sua stampella per anni. Di me sapeva tutto ed io immaginavo che fosse un pensionato fino a quando un giorno dopo la messa mi disse: vieni con me…prendiamo il caffè. Questo amico qui si chiama Romano. Seduti, a lui servirono un panino e marmellata, mezzo bicchiere di vino bianco e un caffè. Presi un cappuccino e tirò fuori da un taschino cinque o sei articoli evidenziati con pennerello giallo e rosso. Li riconosci ? Tutti articoli che avevo scritto per la Voce, uno per il Carlino, un altro per il Ponte.Concluse dicendo..Ci rivediamo. Da quell’istante seppi tutto di lui. Dal suo grande amore per le corse ciclistiche da entrare nella famosa squadra della Ghigi di Morciano..Bahamontes..di essersi beccato una squalifica per scappatella prima del Giro di Romagna…uno scalatore grintoso…dallo sport alla lana…per diventare santi occorrono miracoli e mi rivolgo ai bisognosi..di lavoro..achi sta male e barcolla…a chi non cela fa più ad andare avanti..ed io mi ci metto subito per i miei problemi dovuti a tre ernie ..inguinali..ombelicale…jatale…e fatemelo sapere..al primo miracolo certificato.. lo porterò subito in regalo al caro Vescovo..mons.Lambiasi…che avevo incontrato con i capelli neri ed ora ho visto che li ha bianchi…avanti tutta Timoniere della Curia di Rimini. Fiorello Paci

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