LA MORTE ANNUNCIATA DEL PAPA’ DI UNO STRAPITTORE …LIGABUE DI ROMAGNA

CHE FOSSE UN PITTORE FUORI LE RIGHE LO SI VEDE DAI SUOI QUADRI, NON HAN BISOGNO DI CRITICI o di spiegazioni o di didascalia come le fotografie: esprimono infatti i pensieri della propria anima. Se fossi un critico d’arte, Mario Mazzotti “l’Agricolo” lo definirei un fotoreporter dell’anima.Raramente del cuore. Fermo nelle sua certezza che l’Arte sia finita tra gli scaffali dei supermercati per coprire sulle pareti muffe e  crepe. Il grande gallerista di Concordia Zanardelli, uno delle spalle del grande estroso pittore emiliano Ligabue me lo presentò con queste parole: “…su questi gradini di Villa Rosa qualche anno fa consigliavo i turisti di comperare i quadri di Ligabue a poche centinaia di lire… oggi avrebbero la stessa opportunità per poche migliaia di lire con un Ligabue di Rimini.Mi auguro solo che non sbaglino un altra volta”. Il giorno successivo andammo a trovarlo insieme. Uno spasso: davanti a un camino, volto accigliato, cavalletto intento a dipingere il volto di una donna in una cornice di vecchia Toscana. Quadri salsicce e due prosciutti appesi,un paio di galline razzolanti. Per un amante della campagna come sono facevo fatica a rendermi conto se stessi sognando o fossi capitato con l’Alighieri in un girone del buon respiro: all’Inferno sicuramente no. L’ho percepito da una coroncina del rosario appesa ad un quadro di donna. sua madre. Questa mattina rientrando dal mercato della frutta ha fatto capolino questa leggenda metropolitana. Notizia fresca appresa poco tempo fa, da una persona che lo conosceva da quando lavorava nell’abbellimento della città. Addetto alle aiuole per arricchirle con fiori e cespugli. Si era accorto che in una strada non faceva in tempo a mettere  fiori che durante la notte sparivano: una sera ha abbellito le aiuole con una bella fila di ortica. Senza dire una parola era riuscito a risolvere il problema. Un filosofo. non  hanno toccato + un fiore.Diventando amici ho visto il suo mondo,ho conosciuto la sua famiglia. Una gran bella famiglia patriarcale: sua mamma una manzoniana convinta sempre allegra, radicata sulla fede, sulla speranza.Il papà sulla sua sedia all’ombra d’estate al camino d’inverno.Poche parole: mezzo sorriso. Immerso sempre in un oceano di pensieri e riflessioni. Un capo tribù. Stamattina mi ha raccontato un episodio,molto bello, espressivo, l’ultima foglia della serenità, staccatasi dall’albero della vita a 99 anni. Il come una lirica, un brano di grandi artisti per il passaggio del Giordano. Il racconto del Ligabue romagnolo: commovente per chi sa di aver camminato bene….”..una sera mio padre mi fa:..Mario domani muoio….Va là bà…sa dis..?….sì sì domani. L’abbiamo trovato ben vestito, con la cravatta bello come sempre ..si era fatto anche la barba…ciao Fiorello ..vag via può darsi che mia moglie abbia bisogno….il cane non ha toccato il recinto..è troppo intelligente…buon sabato del villaggio..la vita non è illusione o suggestione… ce la costruiamo con le nostre mani…e la nostra mente!        fiorello paci

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