Intervista al fondatore del Progetto Isaia… il profeta Isaia. 537 a.C.

-Mi dispiace che abbia percorso tanti chilometri a dorso di mulo e di cammello nel deserto, quando tra un mese circa avremmo potuto incontrarci comodamente a Gerusalemme…Mi fa piacere incontrare la cultura di una città dell’alto mediterraneo che si sta liberando della gente etrusca interessata alla nostra storia.Mi hanno informato del suo arrivo gli addetti alla mia sicurezza.Le dirò tutto per quanto mi sia lecito  per il mio lavoro di profeta al servizio del mio Re.Cercherò di poterla accontentare in quanto stiamo rientrando proprio in attesa di ricostruire il nostro tempio e Gerusalemme grazie alla magnitudine di re Ciro- Il lettore avrà capito che il direttore del Veliero si trova in pieno deserto arabico di fianco al profeta Isaia, uno dei superstiti della schiavitù babilonese.Un momento di speranza per il popolo ebraico:un ritorno a Gerusalemme per ricostruire.Il deserto una liberazione come nel primo esodo dall’Egitto: tanta sofferenza per ripartire.Il deserto, la solitudine,il riscatto per l’incoerenza del popolo prediletto da non perdere il diritto di privilegiati.Mentre stendo questa nota il profeta si accorge della mia sete e da una sacca sgorga nella mia piccola brocca di rame dell’acqua fresca.Siamo all’inizio di una lunga fila di cammelli a differenza della nostra cavalcatura di quattro cavalli del deserto.Un attenzione del re Ciro per il profeta,un grazie riconoscimento al valore della profezia.-Una folta schiera di guerrieri del re accompagna il nostro cammino verso la Giudea.Non ho molto tempo a disposizione e lo si capisce dal bisbiglio dei sopravvissuti e dalla fame e sete dei cammelli.- A Roma si dice che lei, sia uno dei profeti più accreditati del popolo ebraico per aver descritto la nascita di un re salvatore per la grandezza di Gerusalemme e che sia riuscito a vedere e descrivere un mondo nuovo di pace e senza armi.L’aspetto che mi interessa maggiormente per questa mia visita in oriente dopo l’arrivo della notizia a Roma delle vostra liberazione da Babilonia.-Se posso essere altrettanto sincero avrei preferito parlarle del Salvatore, ma non vede la fatica e la rabbia queste trasmigrazioni, c’è veramente bisogno di un Salvatore, ma non sarà lui a salvarci dalle guerre  se si continua a sbranarci l’un altro.Siamo solo noi.Ci sarà una fine delle guerra e arriverà la pace. Scompariranno quelle scimitarre che lei vede e diventeranno falci,dia un occhiata a quei blocchi di ferro acuminati che hanno abbattuto  le mura di Gerusalemme.Diventeranno aratri.Spariranno lupi e volpi cattive leoni e si trasformeranno in agnelli per giocare con i bambini. I più piccoli le mamme mentre parlano tra loro e filano la lana li avranno appoggiati accanto al nido delle vipere e saranno tutti contenti. Vuol sapere quando?…certo che glie lo dico..ha fatto tanta strada per saperlo. Quando non ci saranno più scimitarre…ma calabroni volanti…aquile impazzite che dall’alto avrebbero voluto ripianare e distruggere città e famiglie,quando cavalcature infernali di ferro avrebbero voluto profanare il deserto…ma il mio Dio non vuole…e ci saranno fratelli che fermeranno questi scellerati e sarà pace con il messaggero che a piedi scalzi l’annuncia dal monte…mi dica un po pellegrino romano di pace…si metta i calzari e aspetti su quel monte il giorno della pace e dell’amore tra popoli cose e animali… asciallà.       Fiorello Paci

 

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