IL SENSO DELL’ABBANDONO,una radice maligna che spunta nella pancia della mamma

UNA SENSAZIONE che si travasa dalla mamma al figlio, una pianta sempre verde ricca di foglie, che nella luce ha bisogno solo di ombre,teme la pace e la serenità,rifiuta la felicità.Ti segue,ti accompagna,ti stringe e avvolgendoti ti cattura e non ti ama: ti sembra di essere orfano  e invece sei prigioniero e  vittima,padrone ed erede figlio di una sensazione. Non sei al sicuro di un astronave guardando il mondo dall’alto ma  dentro una bolla di sapone che di fronte un sorriso svanisce e si dilegua:il sorriso un raggio di sole come la fionda di Davide.La luce il suo nemico,brama il buio, compagno di avventura,in una notte continua senza stelle.Come può nascere questa radice accanto ad un  cuoricino che batte annodato ad un cordone ombelicale nella mamma che si sente sola abbandonata per la cupidigia dei fratelli maschi: quasi una condanna nascere donna,con due vie il convento o andare a far la serva dai padroni.Una normativa stupida per l’avarizia di un padronato esoso che non riconosceva il dovuto ai contadini.Un modo di fare avvilente e contagioso, da contaminare e dividere rovinando la famiglia con il benessere. C’era un modello da seguire se fortunatamente per i maschi, disgraziatamente per le femmine,fossero riusciti a diventare padroncini:le divisioni un disastro. Mia madre e sua sorella, la zì Maria, liquidate con un pò di corredo: mia mamma spedita a Perugia dalle suore e ritornata a casa dopo due anni per problemi renali. 5 maschi e due femmine. Mia madre si è accasata  sposando mio padre mezzadro assieme al nonno Guido alla Casaccia di Anghiari e la zì Maria a Toppole di Anghiari e  i fratelli avevano comperato un bel podere a Gelle di piano: tra cugini da parte di mamma che di papà quando ci incontravamo era festa. Non sapevamo nulla delle origini. I problemi li avvertivamo per i litigi continui: a tre anni e mezzo mio padre e il nonno hanno lasciato la campagna. Mio padre aveva già cominciato a fare il falegname trascurando la terra e mio nonno aveva una passionaccia per i muratori: un “mezza mescola “. Mia madre troppo attenta ad alcuni fenomeni gastrici e con i reni. 2o giorni ero stato con i cugini di Gelle di Piano..e chiedevo sempre di andare da nonni di Anghiari…fino a quando è venuta prendermi mia Nonna Settimia. Ricordo solo che strada facendo ho imparato a fischiare, ero contento per quella scoperta.Il mio mondo, quel nuovo mondo mi piaceva e non ricordavo più di avere una mamma.Avevo sofferto tanto e non mi interessava più: ma non avevo superato il senso dell’abbandono. Quando è venuta prendermi appena tornata a casa non volevo tornarci nonostante un borsone di giocattoli: a faticato a portarmi a casa e quando cercavo di scappare le ho prese.Questo il primo colpo, il secondo quando ho deciso di andare in collegio e ho pianto tre giorni i seguito a Strada in Casentino.L’uscita dai salesiani a 22 anni per tumore cerebrale ha completato il capolavoro perfezionato con la scomparsa di mia moglie un oltraggio alla vita.La sensazione dell’abbandono è una brutta radice..basta un ‘ombra, una mancata promessa,una controversia che alimenti la radice…per rovinarmi la giornata…quando c’è luce…che illumina…la ratio lascia spazio alla stizza…è già finita fortunatamente…solo la preghiera ti aiuta ma non brucia la radice…la sensazione è il nulla del nulla. Senza ma…senza se .              fiorello paci

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