IL GIORNALISMO A RIMINI….finanziato e telecomandato dal potere.

Arrivando a Rimini, dopo periodi trascorsi a Roma Torino Milano per il mio duplice interesse di lavoro tra giornalismo ed editoria,sotto l’aspetto dell’informazione la città del Malatesta aveva l’idea di un fortino inespugnabile dell’Arizona per la presunzione di rappresentare il quarto potere. Presenti il Resto del Carlino, l’Avvenire d’Italia e l’Unità gestito direttamente nel partito,una struttura di tutto rispetto: i veri padroni della città assieme ai ricostruttori. Gli addetti al giornale alla pari dei dipendenti di partito o volontari. All’Avvenire un personaggio storico entrato nella storia del libero giornalismo: un militare diventato dirigente di un territorio immenso dell’Africa orientale  italiana. Aveva un ufficio rimediato in prossimità della curia di Rimini e oltre al “fuori sacco” della cronaca cittadina ogni giorno aveva da dettare qualche notizia importante dell’ultima ora. Quando chiamava si poteva sentire dalla stazione e da piazza Tre Martiri: era probabilmente leggermente sordo ma sicuramente una persona onestissima innamorato dell’Africa. Quando lo pregai di farmi il responsabile del Garbino, di cui curavo tutte le pagine e le copertine abbiamo rischiato una dichiarazione di guerra a fine stagione con una copertina di mio suocero che  fingeva di fare pipì : ripreso di spalle con un attrezzo di pulizia per le orecchie sembrava veramente che innaffiasse  la spiaggia di Marina Centro con la didascalia a caratteri cubitali: LA STAGIONE E’ PROPRIO FINITA. Pretendeva che la ritirassi dalle edicole ma non potevo rinunciare a quel giornalismo legato alla quotidianità: tra l’altro la mia collaboratrice Mariam Urbani  che avevo ribattezzato” pettegola dell’Adriatico” con una sua rubrica personale stava ottenendo molto successo. Ricordo le interviste realizzate da un funzionario della Cassa di Risparmio,articoli di ragazzi divenuti professori universitari,uno compagno di studi del terrorista Curcio. Glauco Cosmi si occupava la sua Sagra Malatestiano e dell’amico regista Federico Fellini. Ricordo un episodio che aveva fatto scalpore…in quanto mi ero permesso di intervistare dal barbiere Sergio Cappelletti, segretario del Movimento Sociale. Dopo due anni quando ho capito che avrei corso il rischio di trasformarmi in una stampella del partito comunista ho chiuso: ho capito anche  la possibilità di creare un quotidiano e l’avrei fatto con certezza se non avessero bloccato il mio lavoro nel settore degli elettro medicali. L’altro giornaletto di opposizione al Garbino la Lucciola vicino ai “liberali”. Una lotta clandestina per destabilizzarne il successo. Non mi interessavano i periodici ma seguivo il Carlino: c’erano delle firme ottime che hanno perduto il posto di lavoro e altri, che pur non avendo partecipato al colpo di mano di saltare dal Carlino al Messaggero, non sono riusciti a diventare professionisti. Non sono stati aiutati. Ho partecipato attivamente al giornalismo radiofonico e televisivo senza rinunciare alla mia libertà di pensiero. Vorrei ricordare il nome di qualche giornalista amico…preferisco glissare…anche se un bel giornale troverebbe ancora spazio…fuori dal velinaggio…dall’aggiustaggio dei poteri…altrimenti  alla fine ci conteranno anche i passi che facciamo o che potremmo fare…a me bastano i miei cinque lettori…Fiorello Paci…dal Veliero…Rimini potrebbe leggere…ma le pietre non raccontano…buona serata !

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