HORROR VACUI…terrore del vuoto per capire o convivere con le paure

NON E’  LA PRESUNZIONE  del sapere o del conoscere, una materia delicatissima oltre che difficile l’inconscio della nostra mente, tema di quest’ articolo di fine anno; è stato un episodio recente a riaprirmi il diario di una vita più che condivisa rassegnata con la paura del vuoto.Una autentica battaglia il mio lavoro,un contenitore di quattro ani trascorsi al nord tra Torino e Milano fra PALAZZONI E GRATTACIELI in un arco di tempo dal 58 al 62.Ricco di soddisfazione e di successi in ambedue i fronti di lavoro.Una sfida alla paura sia come giornalista  che di promotore alle vendite fino a convincermi  di conviverci con la maledetta paura.Quando si tiravano le somme, da diversamente abile mi trovavo sempre al di sopra delle persone normali ma da non sentirmi  mai soddisfatto.La paura del vuoto risaliva alla mia infanzia e tra le migliaia di persone che conosco ho voluto far rivedere il pozzo di quell’aia ad un’amica in occasione di un escursione dall’Appennino nella mia Anghiari.Lo ricordo come se fosse successo due minuti fa: carri e carrettieri lo stavano riempiendo rovesciando terra e ciottolame  nel pozzo di una larghezza di un metro e mezzo circa provocando con la caduta un rumore infernale.  A 5 anni ero già il cronista di quartiere e h appoggiato il faccino sul muretto del pozzo per osservarne il fondo schiumoso e mi son visto spenzolare preso per un braccio da un operaio che continuava a ripetere..”ti lascio…sei morto “…un carrettiere  di nome Carlino ho sentito che gli ha urlato…” ma non senti che ha paura imbecille…” Quello l’istante della fine come giornalista professionista. Pietrino il nome di quel deficiente. L’episodio che mi ha riaperto il diario è successo qualche giorno fa dovendo traversare a piedi un ponte per raggiungere il presepe.Non ero solo e ho chiesto una mano di appoggio e probabilmente non hanno capito: sono scomparse forze e respiro e ho temuto di prendere il volo nel vuoto. Sono riuscito ad arrivare in fondo accorgendomi di non essere guarito: e mi sono anche ricordato di un altro episodio legato a quel ponte.Ero tornato indietro la prima volta che l’avevo visto.Inizi anni 70  quando la direzione commerciale della Utet  aveva tolto all’Agenzia di Pesaro la zona Montefeltro e Repubblica San Marino affidandola alla agenzia di Rimini ,di cui ero titolare e fondatore dal 1962. Agenzia che avevo aperto nel 62 scendendo da Milano. La mia prima volta a Talamello. Ricordo di aver venduto al parroco sottostante l’enciclopedia grande  IL FEDELE  e ho dovuto rinunciare all’incontro con il personale del Comune alla vista di quel vuoto. Qualche giorno fa ero risalito per visitare il presepe. La prima volta per lavoro la seconda per il piacere di raccontare il presepe: curiosamente ancora lavoro e giornalismo.In questo istante tolta un intera frase connessa al desiderio  per un intervista a Papa Francesco.Non capisco questo accanimento nei confronti di questo Pontefice: è già la quarta volta che la mano nera mi cancella articoli e riferimenti  al vescovo di Roma. Parlavo dell’inconscio che riaffiora. Immaginiamoci l’incontro tra due persone: la prima con la paura del vuoto e la seconda con il timore o il terrore della mascolità da sconfiggere con l’irrisione. E’ possibile che due ragazzi ignari dei propri limiti si innamorino e vogliano coronare il proprio sogno trasvolando la Manica in mongolfiera: un progetto dell’amata da non rifiutare.E l’inconsapevole che dalla paura vorrebbe abbracciarla…cineprese e cellulari delle altre mongolfiere per riprendere uno spettacolo inconsueto….  il tuffo da una mongolfiera di due corpi abbracciati sulla Manica …sull’inconscio solo uno può intervenire…Cristo Signore…non ci sono colpe o responsabilità oggettive per piangersi addosso…sono le condanne dell’uomo…le urla o le carezze e l’alcol non servono per dirimere e sciogliere certi nodi… neppure l’amore  di Dio ..-è la sua misericordia che può guarire due ragazzi innocenti…non so se il titolo rispecchia l’articolo…so solo che l’uomo a volte è proprio solo…non c’è nessuno che possa capire quanto sia solo chi salta e chi canta.. preda che  esorcizza le proprie paure…buon anno.                                             Fiorello Paci

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