Camminando tra i monti tra siepi di more e tappeti spini amori e ricordi…un urlo

Sono anni che porto a spasso i miei sogni tra questi appennini che amo dal 1965…i primi passi li facemmo sul Fumaiolo tra mandrie di giumenti ed eremiti,non per una vacanza ma per una convalescenza. Un fatto straordinario aveva strappato alla morte il primo figlio,guarito miracolosamente  per le preghiere di un amico fraticello vicino a P.Pio, che avevo conosciuto prima di sposarmi chiedendo un consiglio al santo uomo  di Dio, lo stigmatizzato di Pietrelcina. Prima decade di Novembre 1958. Padre  Pio e Fra Daniele alcuni anni dopo  quell’incontro hanno chiesto alla Madonna delle Grazie la sua guarigione e la Mamma  del Cielo non si tirata indietro.Mio figlio guarito dopo 50 giorni tra la vita e l’addio.Fra Daniele oggi in volo verso la gloria degli Altari come P.Pio: mio figlio al lavoro, in Italia Giustizia. Magistratura. Iustus ut palma florebit.Dopo i primi passi in due anni consecutivi a Balze,zona Fumaiolo, rientrando a Rimini, esattamente 50 anni fa , cambiammo la strada del ritorno passando da una striscia polvere da Badia Tedalda, dalla Marecchiese.Scendendo da Balze dopo quattro chilometri, siamo rimasti intrappolati tra una mandria di pecore scomparendo in un polverone: la strada sterrata era bianca. Alla guida del  gregge due cani pastori e una signora dall’andatura lenta e stanca in pantaloni “giubba e cravatta” e un bastone tra le mani:chiamava le pecore per nome come si legge nel vangelo.Mi pare che le fosse sfuggito anche un mezzo moccolo di terra toscana.Infatti si trattava delle cerniera al confine con la romagna.Le mie gemelle avevano cinque anni e Daniele, divertito e incuriosito per quello spettacolo, di anni ne aveva sei. Siamo stati costretti a fermarci di fronte ad un fabbricato rurale abbellito da un intruso della Cinzano: un cartello publicitario in mezzo alle pecore e un odore di latte e formaggio che arrivava dalle finestre. Un fabbro e un falegname, una panchina con tre persone. Un inferno bianco. Ho chiesto cosa ci fossse e mi hanno parlato di una pensione, di un Albergo. Si è presentato un signore distinto con un canovaccio bianco sulla spalla: direttore di sala. olé. Il Maestro Eugenio Brizzi. Saputo il costo del soggiorno ho prenotato per l’anno successivo.1250 lire, un euro al giorno, come la pensione Rosina di Rimini del tempo. Durante l’anno scolastico, in prima elementare Daniele, all’asilo le gemelle abbiamo parlato spesso dove avremmo trascorso le  vacanze a Luglio,tornando tra i monti in mezzo a quel profumo di latte e formaggio. Ridevano e sognavano. Ricordo quel viaggio tra luglio ed Agosto e sembrava lunghissimo, un viaggio lunare. Ci fermammo per riassettarci, abbastanza  mal messi i bambini, vicini ad un vivaio della Guardia Forestale. Due chilometri dall’Albergo per una radanata. Biscotti e cioccolato dopo il digiuno tra curve e il fresco dei monti, con il fiume di Rimini. Nel pomeriggio  caccia ai pesci.. ai ghiozzi,”…ai “botulicchi girini “…il riposo era gioia, energia. Quell’aria, quell’acqua scureggina, quel profumo fresco di ossigeno del mattino, un valzer, il concerto della salute.Una scoperta casuale, questa frazioncina diventato il mio amore e passione .Poco conosciuta purtroppo per le sue reali capacità di clinica a cielo aperto per i bronchi e i polmoni. Ho cercato subito di evidenziarne il valore e i meriti attraverso le mie possibilità nella comunicazione tra i media, dalla Rai alla carta stampata indicandola soprattutto alla politica.Ricordo la vacanza di Radio Riviera, la troupe di Uno Mattina..( un abbraccio mia cara Luisanna cugina ), quella mia bella pagina VIVERE TRA I MONTI nel quotidiano LA VOCE…( mille grazie caro amico Gianni editore…ritorna )…credimi, non ne vale la pena.Tu mi conosci, e comincio a stancarmi della rassegnazione generale, di una crisi moltiplicata. Secondo me sono solo giustificazioni per non far niente, per assistere alla morte lenta di questi monti.Si allarga ogni giorno  la strada dei figli che scappano o studiano per lasciare una terra promessa…a chi non lo so. Capisco  invece che manca lo spazio innovativo per rimanere ed è solo quello che può salvare questi monti,l’innovativo e la comunicazione.Il loro bisogno. Le loro reali capacità…domani avrò da me qui a Pratieghi i due innovatori di Padova…allevatori di falchi e innamorati dei frutti di bosco..due eroi che hanno scelto Balze i due falconieri.A me piacerebbero le Aquile per portare a Roma questo messaggio. L’urlo del silenzio di un cronista di strada.Conversando in modo sereno con una persona che stimo della somma Badia..mi ha confidato…” sono anni che speravo ma adesso sono stanco”  Mi ritiro ?? NOooooo !Ho avuto la fortuna di incontrare un informatico che mi permetterà di potenziare il mio giornale e da lì continuerò la mia battaglia: questi monti non si possono abbandonare. Non ho la forza per cambiare spartito. Occorrerebbe un Fanfani: non c’è. Avanti ! Oggi sant’Alberico: Don Quintino amico carissimo pensaci tu: dillo a Gesù.                                                 Fiorello Paci                     

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