BASTEREBBE INCONTRARSI A MEZZA VIA

cicala-e-formica

    di Paola Tassinari                                                                              Oggi ho sentito per la prima volta cantare le cicale sui rami del mio abete. Le cicale sono celebri soprattutto per il canto dei loro maschi che emettono un suono stridente e monotono. Le larve delle cicale sono sotterranee e possiedono zampe anteriori scavatrici grazie alle quali si spostano da una radice all‘altra per nutrirsi. Nelle campagne il cicaleccio accompagnava i mietitori nelle loro fatiche, facendoli meditare sull’ingiustizia che lì a poco avrebbero subito nella spartizione del raccolto col padrone. Spesso pensavano che il canto non annunciasse che questo, tanto che, in Romagna, accatastando i covoni, ripetevano amaramente: “Dice la cicala al cicalino: il grano al padrone e la paglia al contadino“. Un‘altra caratteristica della cicala è quella di avere gli occhi molto sporgenti, quasi stessero per schizzare fuori dalla testa. La proverbiale inoperosità della cicala, traspare anche da un detto bolognese: “Gratar la panza alla zigala” (Grattare la pancia alla cicala), riferito a chi se ne sta in panciolle tutto il giorno e chiacchiera tanto per far trascorrere il tempo. Un gioco molto comune tra i fanciulli era quello di catturare questi insetti alla mattina, quando erano ancora intorpiditi dal freddo della notte, per poi infilarvi una pagliuzza nell‘addome. Dopo tale tortura, le cicale non erano più in grado di cambiare direzione nel volo, ed erano costrette a volare in linea retta fino a quando non cadevano stremate dalla fatica. Di questo crudele trastullo fanciullesco, resta il detto “Andar dritto come la cicala con la paglia nel sedere“, riferito a chi, dopo avere subito un torto, cammina via dritto, senza mai voltarsi. Comunque sia, il canto della cicala era di buon augurio, specialmente se lo si udiva nel mese di settembre. Poi c’è quella favola un po’ cattiva della cicala e della formica, quest’ultima lascia morire di fame la cicala perché inoperosa durante l’estate e quando viene il freddo… quanta poca misericordia ha la formica. La formica è il simbolo del capitalismo che deve sempre ammassare, la cicala poveretta è un’artista del qui e ora senza pensare al domani… basterebbe che si incontrassero a mezza via.

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