ANGHIARI,il mio presepe in giro per il mondo…

 Mi ha  tenuto sempre per mano come un bambino ..questo concerto di amore che vive nel cuore e nel ricordo.Ancora non è arrivato il tempo del distacco,l’ora dell’addio,da dover pensare al passaggio, alla consegna del testimone  a chi continui a ricordarsi ogni anno in questi giorni di quel presepe vivente che sta sulla collina. Da lì si può vedere  come da un bel terrazzo lo scorrere del Tevere che va bagnare zolle e terre di Romagna,Marche e Umbria e un poco di Toscana.Quanto basta da  sembrare un Principato della musica.Radici etrusche la città di Anghiari.Quando ci lasciammo,29 settembre 1942,nell’aria c’era un tamburegggiar di guerra e di sirene.Nel vuoto del collegio svuotato del mio mondo mi è mancata  tanto la mamma e l’amore del presepe.Ormai a fine corsa non ho rimpianti per un bilancio  positivo di quel poco  che  è gia economia del  turismo rivierasco.Orgoglioso  per quello che ho fatto,soddisfatto  di averlo fatto bene senza aver tolto un capello ad un altro.Dovevo farlo io se ho svegliato progetti in sonno di due anni almeno come Santa Monica e Radio Riviera.Capacità in sostituzione di lauree Lettere,Scienze della comunicazione, Scienze della formazione.Ho solo ubbidito a chi mi ha chiesto di farlo.Ad ogni successo  mi tornava in mente il mio paese quando decisi di mettere i miei  sogni in una valigia di legno appoggiata in  un trenino, chiamato guarda caso l’Appennino.A scartamento ridotto  i suoi binari,il suo andare lento e vagabondo e nell’affrontare la salitina verso Arezzo dopo Palazzo del Pero delle fungaie, dava sempre l’idea che  stesse per scoppiare da un momento all’altro. In collegio la valigia di legno era piena di ricordi e l’accarezzavo come un fratellino. Era la piccola dispensa che usavamo per le merende il primo mese.Finita in guardaroba mi attaccavo ai ricordi.Tra i più cari il mio Dicembre quando  venivamo colti dal fascino del presepe.In collegio invece  eravamo immersi in mezzo ai libri.Un momento difficile Dicembre.Non poter essere  in giro per i greppi alla ricerca di muschio e licheni e un pò di vischio.Ricostruivo il presepe a modo mio,trasformando i ricordi in un presepe. Anghiari il mio presepe.Abitavo vicino ai giardinetti con la vasca dei pesci rossi che riuscivo ad illuminare con la luce speciale della fantasia. Di fronte il carraio,Emilio carrozziere dei contadini sempre al lavoro da buio a buio accompagnato nel lavoro da un lumino. Scendendo l’incontro con la fontanina della Bozia. Proprio di fronte la bottega di mio padre Pasqualino:restauratore sempre sul banco e sulla pialla.Un personaggio. Poco prima verso l’alto dove la strada forma una croce c’era un biciclettaio aretino che non riuscisse a centrare una gomma nel cerchione se non avesse finito il lavoro con un moccolo.Se scendevo verso la piazza s’allargava i Presepio.Botteghe alimentari con Potiss prima, la Fiammetta poi, di fronte alle magie della Nena. Cuco faceva il calzolaio:quel lumicino presente inn ogni presepe.Ma è la sera nel silenzio della notte che Anghiari si illumina di immenso allora oggi sempre.Arte e musica dolcezza e tenerezza in quelle pietre antiche che parlano di storia…ma se ascoltassimo il loro silenzio sentiremmo melodie del Venerdì santo e la gioia natalizia del presepio.Ciao Pasqualino…iustus ut palma  florebit.   FiorelloPaci                                                                                                                  

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